Philip Roth – Il fantasma esce di scena
Se solo la ragione smettesse di rivendicare il suo primato, una volta tanto...

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Circa un mesetto fa mi trovavo a fare una fila interminabile al libraccio (e io che credevo che ad agosto tutta la città alle 9 del mattino ancora dormisse), così ho deciso di fare un giro per la libreria in attesa del il mio turno. Ho cominciato a progettare viaggio, quindi ho preso istintivamente in mano una guida turistica del Giappone. L’ho sfogliata un po’ e ho trovato indicato un libro, un best seller in Giappone: Tokio blues di Murakami Haruki, che avevo già intenzione di comprare un po’ di tempo fa. (Tokio blues era il titolo assegnato al libro nella traduzione italiana, poi però l’autore ha preferito mantenere Norwegian wood, leggendolo capirete perchè). È un libro fantastico. Avevo letto da qualche parte una citazione di Kafka: “Se un libro non ci stende come un colpo in testa, perché prendersi la briga di leggerlo?” Ecco, credo di aver capito il senso di quella frase.
Norwegian wood è un libro dolcissimo e violento nello stresso tempo. Pieno di solitudine e di personaggi alla disperata ricerca di un modo per colmarla. Il protagonista Toru, racconta i ricodri della sua giovinezza, e degli anni in cui la sua vita stava cambiando (e il tutto accade in Giappone nel clima del Sessantotto, tra politica e rivolte studentesche). Parla degli incontri con Naoko, la ragazza del suo amico Kizuki morto suicida a 17 anni, e del loro strano rapporto cominciato qualche anno dopo la morte dell’amico. Poi racconta dell’università, del compagno di stanza soprannominato Sturmtruppen, dell’amico Nagasawa, e di un'altra ragazza entrata all’improvviso nella sua vita: Midori, che è l’esatto opposto di Naoko. Con entrambe Toru ha un rapporto particolare e intricato, fino a quando si ritrova a dover decidere che strada prendere.
Il tutto è narrato con intensa dolcezza e malinconia come ad esempio nel momento in cui Toru e Midori vanno sulla terrazza di un centro commerciale mentre piove a dirotto (ovviamente è deserta) e lì, lasciando cadere a terra l’omberello, si abbracciano.
Ecco qui qualche frasuccia presa dal libro:
“La morte non è l’opposto della vita, ma una sua parte integrante.”
“Ehi Kizuki, pensai, io a differenza di te ho deciso di vivere, e anche di cercare di vivere bene. Immagino quanto deve essere stata dura per te ma lo è anche per me, credimi sulla parola. E lo è perchè tu sei morto lasciando Naoko in quel modo. Ma io non la abbandonerò così. Perchè le voglio bene e perchè sono più forte di lei. Ma diventerò ancora più forte di come sono adesso, e più maturo. Diventerò adulto. Devo farlo. Finora ho sempre pensato che avrei voluto oscillare in eterno tra i diciassette e i diciott'anni, ma adesso non lo penso più ... Ho vent'anni ormai, e devo pagare il prezzo per continuare a vivere.”
“A metà aprile, Naoko compì vent'anni. Dato che io ero nato a novembre, lei aveva circa sette mesi più di me. Chissa perchè, il fatto che Naoko avesse vent'anni mi diede una strana sensazione. A me sarebbe sembrato normale oscillare all'infinito tra i diciotto e i diciannove anni. Passare dai diciotto ai diciannove, e dai diciannove di nuovo ai diciotto.. quello sì che l'avrei capito. Invece lei aveva compiuto vent'anni, e anche io avrei avuto vent'anni quell'autunno. Solo chi era morto aveva per sempre diciassette anni.”
“Per quanto una situazione sia disperata, c'è sempre una possibilità di soluzione. Quando tutto attorno è buio non c'è altro da fare che aspettare tranquilli che gli occhi si abituino all'oscurità.”
“A nessuno piace la solitudine. Ma non mi faccio in quattro per fare amicizia. Così evito un po' di delusioni.”
(Scusate se vi ho assillato ma questo libro mi è piaciuto veramente tanto!!!)
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