Così comincia il nostro diario di viaggio cominciato e mai finito (il diario, non il viaggio). Seguono un’altra decina di righe senza senso, scritte dalle nostre geniali menti, la mia e quelle di Claudia e Noemi, e poi il vuoto.
La gita non è stata niente male, soprattutto grazie al contributo delle mie adorate compagne di stanza <3 (con le quali ancora ringraziamo tutte le nostre divinità per averci concesso l’unica camera da tre, in mezzo ad altre 11 doppie).
L’hotel era fantastico, nonostante io mi aspettassi una bettola schifosa. Io e la Vale inoltre abbiamo goduto appieno della colazione gentilmente offerta (buffet con tre tipi diversi di brioches, yogurt vari, torte, marmellate, ecc…). Questo spiega come mai, nonostante i 10 km di camminate al giorno (ebbene sì, abbiamo scoperto nostro malgrado che le prof non sono capaci di usare i mezzi pubblici) non abbia perso nemmeno un etto.
Credo che le mie compagne di stanza però non abbiano apprezzato “appieno” la città, dato che non capiscono l’arte moderna e contemporanea come ho più volte ripetuto u_u (io sì invece eh! xD).
Gaudì però non è stato contestato. La tanto attesa fondazione Mirò non l’abbiamo vista neanche da lontano (Noe tira un sospiro di sollievo). La casa Milà e la casa Battlò abbiamo avuto giusto il tempo di fotografarle, dato che abbiamo preferito perdere 45 minuti del prezioso tempo concesso ad aspettare una paella (beh sì ne è valsa la pena, lo ammetto, ma esiste anche quella Buitoni che non è niente male xD).
La Rambla l’abbiamo percorsa in lungo e in largo, di giorno e di notte. Poi si sono ammazzate di shopping al Maremagnum (io no perchè ero troppo morta), e ci siamo strafogate di succhi di frutta alla boqueria, cioè il mercato, che è un posto secondo me fantastico, pieno di frutta esotica dai colori straordinariamente accesi, allegri e invitanti.
Siamo stati a Parco Guell, ma dato che hanno avuto la brillante idea di farci arrivare a piedi (è in cima ad una salita spaventosa) eravamo così stremati che l’unica cosa di Gaudì che ho potuto apprezzare è stata l’idea di riempirlo di panchine. Con panorama per giunta.
La Sagrada Familia era d’obbligo. Geniale. Strabiliante. Credo sia qualcosa di veramente unico, e una guida e qualche spiegazione in questo caso non avrebbero fatto che bene. Va beh. Banale dire che sarebbe bello vederla finita.
Ah poi c’è stato il mortale giro in golondrina (ovvero una specie di battello, tipo quelli che fanno i giretti sul lago). Hanno sboccato praticamente in 20 su 25. C’era un vento tremendo (e gelido), e quindi il mare era parecchio agitato.
Abbiamo visitato il MNAC (Museu Nacional d'Art de Catalunya) e il MACBA (Museu d'Art Contemporani de Barcelona). I soliti commenti per quest’ultimo sono stati: “cos’è sta roba?” “puah, io lo sapevo fare meglio!” =_=
Poi…che dire…Abbiamo conosciuto Bob lo spacciatore che è l’unico con il quale sia riuscita ad avere una conversazione decente in spagnolo (ormai sta lingua la odio). Anche perché a quanto pare a Barcellona gli spagnoli non esistono, sono solo una leggenda. Penso siano stati uccisi e divorati dagli italiani che ormai hanno preso il sopravvento e sono ovunque. Il mio spagnolo dunque non è di certo migliorato, tra italiani e gente che parlava in catalano (incomprensibile). Per non parlare del gentile commesso dell’Hard rock cafe che ha pensato bene di nasconderci la sua nazionalità fino a quando, stanco di subirsi i miei commenti sulle orrende magliette con cuoricini e brillantini, ha deciso di liquidarmi con un “oh, sono italiano anch’io, va beh dai ti faccio vedere i modelli classici” xD.
Poi abbiamo fatto dei video fantastici, che testimoniamo quanto reggiamo bene l’alcool. Chi non li ha visti non può capire.
Per finire bene la gita abbiamo fatto un’escursione notturna clandestina per i pub malfamati del quartiere, finalmente libere dalla sorveglianza. Siamo finite all’ “Ummagumma” (o almeno, quelle due sostengono che si chiami così, ma non ci metterei la mano sul fuoco…), cioè un postaccio dove dei catalani ci hanno provato, ma noi non abbiamo capito una parola, e dove abbiamo conosciuto dei trentini che poi il giorno dopo in hotel abbiamo dovuto accuratamente evitare per non destare sospetti (il che non è stato facile dato che ce li siamo trovati tutti schierati fuori dalla sala da pranzo subito dopo la colazione).
Notare che c’è gente che ancora rosica perché non ha capito cosa abbiamo combinato quella sera.
Insomma, in questa “visita di istruzione” abbiamo imparato molto. Ora sappiamo fumare il sigaro, abbiamo un aggancio a Barcellona se ci serve della droga, abbiamo provato la Estrella (birra spagnola), la paella, i churros, la tortilla. Io ho imparato che con il linguaggio dei gesti puoi parlare con chiunque, la Noe ora sa come tenere una bottiglietta d’acqua sulla fronte, e la Cla non scrivo cos’ha imparato se no la metto nei guai.
Ma il più grande insegnamento è stato che: “In tre è meglio che in quattro” (no comment).

Cla, Noe e io in camera

Cla e Noe che sponsorizzano il cioccolato al Jack *ç*

Io, con il MNAC sullo sfondo

Il MACBA

La paella attesa un'ora

Tipiche composizioni di frutta della boqueria







